La Camera Penale di Parma sulle ragioni della astensione dal 20 al 23 novembre 2018.

 

COMUNICATO STAMPA SULLA PRESCRIZIONE

 

La Camera Penale di Parma parteciperà all’astensione dalle udienze proclamata dall’U.C.P.I. per i giorni dal 20 al 23 novembre 2018 in ragione dell’assoluto dissenso rispetto alla decisione politica di sospendere la prescrizione penale dopo la sentenza di primo grado.

Essa va respinta perché si fonda su due idee del tutto errate: primo, che la durata del procedimento penale sia determinata dalle c.d. “tattiche dilatorie” degli avvocati finalizzate a che la prescrizione maturi; secondo che la sospensione della stessa, dopo la sentenza di primo grado, possa evitare il proliferare delle impugnazioni.

Ora – detto che il processo non è lungo a causa della prescrizione, ma è la prescrizione che si determina perché è troppo lungo il processo, per le deficienze e le inefficienze strutturali del sistema –  occorre chiarire che, per quanto riguarda la funzione difensiva, la sospensione o l’eliminazione della prescrizione non potrà velocizzerà alcunché, poiché è dimostrato che più tempo si dà ad un qualsiasi apparato, più questo se ne prende; inoltre, ben oltre il cinquanta per cento delle prescrizioni maturano già durante le indagini preliminari, ossia in una fase in cui la difesa non ha praticamente modo di intervenire; infine, le c.d. “tattiche dilatorie” altro non sono che l’esercizio di diritti processuali stabiliti dalla legge o rimedi contro le loro violazioni, capaci di causare una grave compromissione della credibilità dell’esito finale del processo.

Quanto, poi, all’idea che possano significativamente e repentinamente calare le impugnazioni, essa è, a dir poco, improbabile e sa di un “avventurismo” che può solo condurci in terra incognita, perché nessuno può escludere che la sospensione produca, infine, un ingorgo senza soluzioni in appello o in cassazione, con il relativo danno anche per le persone offese e danneggiate, che rischiano di essere risarcite in tempi ancora più lunghi degli attuali.

Una possibile soluzione, che onestamente nessuno può pensare di realizzare in un anno, è quella di mettere gli uffici giudiziari in condizioni di dare risposte adeguate alla vasta richiesta di giustizia che proviene dal Paese: soltanto la progressiva messa in efficienza ed efficacia degli apparati potrà aiutare a ridurre i tempi procedimentali e dunque, progressivamente e senza traumi, anche il numero delle impugnazioni.

Operazione questa ben possibile anche finanziariamente, perché come forse non tutti sanno, il sistema giustizia porta annualmente nelle casse dello Stato italiano (sotto forma di tasse specifiche, sanzioni pecuniarie e sequestri patrimoniali) molte più risorse di quante non vengano, poi, reinvestite nel sistema stesso, per cui, in sostanza, gli italiani, una giustizia migliore e più celere, già se la pagano e dovrebbero averla, senza una diminuzione dei diritti di cui tutti noi cittadini siamo portatori.

La prescrizione non è un semplice istituto giuridico ma è un elemento cardine dell’intero sistema sanzionatorio perché, essendo il potere punitivo dello Stato l’aspetto più invasivo nella vita del cittadino, è parte integrante del “patto sociale” che lo stesso non possa perdurare indefinitamente, lasciando esposto l’individuo all’azione repressiva senza limiti di tempo.

Per questo gli avvocati penalisti difendono la prescrizione, già oggi molto lunga ed in certi casi di fatto assente, e non per bassi interessi di bottega che, anzi, meglio sarebbero soddisfatti se la prescrizione non vi fosse del tutto, giacché, in tal caso, tutti i processi, prima o poi, dovrebbero essere celebrati dall’inizio alla fine, con il relativo ritorno economico per gli operatori del settore.

Pertanto e per quel che riguarda gli Avvocati delle Camere Penali, è certo che non si stancheranno mai di resistere, di opporsi e di reagire, sperando, alla fine, di non essere i soli a farlo.

Il Direttivo

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